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Opinioni su Analisi Tecnica e Fondamentale
Innanzitutto una definizione. L'analisi tecnica (che chiameremo AT) e', in estrema sintesi, un tentativo di dare una veste matematica, e quindi con valore di previsione del futuro, a certi comportamenti umani: quelli, in particolare, di chi opera in Borsa. Essa e' basata su due concetti fondamentali:
- la possibilità di rilevare l'esistenza di una tendenza dei prezzi attraverso l'osservazione di una successione di picchi e avvallamenti crescenti (tendenza al rialzo) o decrescenti (tendenza al ribasso) dei grafici dei prezzi dei titoli.
- lo sganciamento di questo studio dei prezzi dall'esame dei fattori economici, sociali, ambientali, ecc. che incidono sulla loro formazione.
Quest'ultimo aspetto, in particolare, caratterizza l'analisi tecnica sulla base del principio che I PREZZI SCONTANO TUTTO: non solo gli aspetti micro e macroeconomici di fondo, ma anche speranze, paure, umori razionali e non di compratori e venditori; tutti fattori che normalmente non sono ritenuti quantificabili, ma che alterano significativamente il valore di un bene quotato. Si tratta quindi di "leggere" i grafici dei prezzi dei titoli, e di ricavarne dei segnali di acquisto e di vendita che prescindono dal contesto reale in cui si opera. L'analista tecnico "puro" non e' tenuto a sapere cosa produce la societa' in questione, ma solo come ha scambiato il suo titolo in Borsa (prezzi e volumi).
Ci sono infine due assunti fondamentali sui comportamenti umani (anche se chi opera lo dimentica per semplicita'); tali comportamenti devono essere:
1) razionali: una buona notizia deve fare salire i prezzi, e non viceversa.
2) uniformi nel tempo: se ci fossero comportamenti difformi nel tempo, le "figure" che l'AT studia non tenderebbero a ripetersi, e quindi non ci sarebbe una base su cui fondarsi.
Noi non crediamo all'utilita' dell'analisi tecnica al di fuori di un contesto di trading strettissimo (giorni, ore, minuti). E abbiamo seri dubbi sul suo funzionamento anche in tale ambito, almeno per chi non svolge tale attivita' profondendoci una quantita' di tempo e di energie assolutamente sproporzionata ai risultati.
Per confrontare le diverse posizioni abbiamo scelto la forma del dialogo tra un analista tecnico (AT) e un investitore scettico (IS). Si' lo sappiamo, e' un metodo che ha gia' usato Platone, e poi Galileo. Ci siamo montati la testa.
IS: "Iniziamo dalla razionalita': volendo essere razionali fino in fondo, dovremmo porci la domanda: che cosa e' una buona notizia? Gia' qui siamo in difficolta'. Infatti la maggior parte delle notizie sono di assai difficile interpretazione: un dato sulla crescita del fatturato di una societa' puo' essere valutato in modo assai diverso, a seconda delle aspettative che ognuno aveva prima di conoscere il dato reale. Quindi, anche se tutti gli attori del mercato fossero razionali (e abbiamo forti dubbi che lo siano...), gia' la definizione di cosa sia una buona notizia risulta impossibile per il fatto stesso che le aspettative sono cosi' difformi nei diversi investitori."
AT: "E quindi mi stai dando ragione! Se ad esempio le aspettative erano troppo ottimistiche, il titolo salira' troppo in attesa dei dati: gli altri non possono intuirlo, ma io si'! Poiche' io non ascolto le notizie, non mi faccio influenzare da esse: io osservo solo i movimenti del titolo, e quindi osservo gia' L'INTERPRETAZIONE DATA DAL MERCATO ALLE NOTIZIE!!! E quando questa interpretazione e' eccessivamente ottimistica o pessimistica, lo capisco dallo studio dei grafici e intervengo."
IS: "Questo sarebbe bellissimo: peccato pero' che cio' che tu osservi, e cioe' l'interpretazione data dal mercato alle notizie, assomiglia un po' troppo alla famosa barzelletta degli Indiani: te la ricordi?"
AT: "No, raccontamela."
IS: "Bene. Un capo indiano chiama suo figlio e gli ordina :'Vai su quella montagna e chiedi al saggio come sara' il prossimo inverno. Dobbiamo vedere quanta legna raccogliere!'
Il ragazzo parte, trova il saggio e gli pone la domanda. Il saggio risponde: 'Freddo'.
Il figlio torna al villaggio, e riferisce al padre il quale ragiona: 'Hmmm, l'inverno e' SEMPRE freddo. Se il saggio dice che sara' freddo, vuol dire che sara' MOLTO freddo. Voi guerrieri, sospendete la caccia e andate ad aiutare le donne a raccogliere piu' legna!'
Dopo qualche giorno il capo ordina al figlio di tornare dal saggio e chiedere maggiori dettagli.
Il figlio va, e il saggio stavolta gli risponde: 'Sara' MOLTO freddo!'
Ascoltato il messaggio il padre ragiona: 'Accidenti, se ha cambiato idea vuol dire che sara' DAVVERO freddo. Voglio che tutti i vecchi aiutino a raccogliere legna per l'inverno!'
Dopo qualche giorno, il capo ordina al figlio di tornare dal saggio e ripetere la domanda, e questa volta la risposta e': 'Sara' freddissimo: il piu' freddo che si ricordi!!'
Al ritorno del figlio scoppia il finimondo: 'Presto, malati, bambini, tutti vadano A RACCOGLIERE LEGNA!!'
Dopo due giorni il capo decide di andare personalmente dal saggio.
'Oh grande saggio, ti prego dicci come sara' quest'inverno!'
'Ma volete lasciarmi tranquillo, l'ho gia' detto a tuo figlio, sara' TERRIBILMENTE FREDDO!'
'Ma grande saggio, come fai a essere cosi' sicuro??'
'Sicuro?? E chi e' sicuro?? Io da qua vedo solo quegli accidenti di indiani che da un mese non fanno che raccogliere legna!!!'"
AT: "Divertente, ma cosa c'entro io? Vuoi dire forse che io lavoro osservando il comportamento degli altri, e non i veri dati su cui sono fondate le societa'? Ma certo, e non ci trovo nulla di strano. Il comportamento umano e' razionale per la maggior parte del tempo, ma ha forme di irrazionalita' e di eccesso che io riesco ad individuare. Inoltre gli uomini tendono a ripetere i loro comportamenti, e questo fornisce alla mia teoria ancora maggiore solidita'."
IS: "Qui siamo d'accordo, e infatti in certe condizioni le tue tecniche possono essere di aiuto: hanno pero' una pecca che ritengo fondamentale, e che e' la vera spiegazione della barzelletta: e cioe' la stessa AT influenza a sua volta il comportamento di parecchi investitori, e quindi, se supponiamo che un titolo presenti un grafico rialzista, esso subira' pressioni ulteriori al rialzo, a causa proprio degli analisti che ne studiano il grafico, e viceversa al ribasso. L'AT diventa cioe' una profezia autoavverantesi, che si avvera proprio grazie al fatto che e' molto seguita. Supponi una folla chiusa in una stanza con una sola uscita: all'improvviso qualcuno sparge la voce (falsa) che nella stanza ci sia un pericolo imminente, e la folla si precipitera' verso la porta CREANDO IL PERICOLO nella realta'. La profezia si e' avverata, ma ERA FALSA all'inizio! Insomma l'AT pare proprio uno strumento con cui pochi professionisti (gli unici che possano seguire in continuazione i grafici) creano dal nulla le occasioni con cui approfittare dell'ingenuita' e degli scarsi mezzi tecnici ed economici a disposizione della maggioranza."
AT: "Anche se fosse cosi', non sarebbe strano o inaccettabile: in ogni attivita' umana i professionisti hanno dei vantaggi sui dilettanti."
IS: "D'accordo: quello che pero' non mi va giu' e' il proliferare di guru piu' o meno improvvisati che pubblicano quattro grafichetti, millantano grandi performance e attirano nella trappola ignari investitori alle prime armi: questo e' davvero orribile."
AT: "Cosa vorresti fare, metterli fuori legge?"
IS: "Troppo difficile. Quello che temo e' l'assalto dei day-trader inesperti. Non voglio demonizzare i day-trader: anch'essi svolgono un'attivita' utile, dando liquidita' al mercato. La Borsa e' come un ecosistema: in esso tutti hanno un proprio ruolo, una propria utilita': tutti vivono e contribuiscono a formare un equilibrio delicato e complesso. Possiamo paragonarlo alla savana africana: ci sono i leoni, che cacciano (quando gli va) una volta al giorno, mangiando sempre carne fresca e abbondante: questi sono gli investitori di lungo periodo. Poi ci sono le iene, che girano incessantemente pattugliando il territorio, specie la notte, in cerca di carcasse, e che si accontentano degli avanzi dei pasti leonini, brandelli di carne e interiora semiputrefatte: sono i day-trader e gli analisti tecnici. Entrambe le specie sono indispensabili al sistema e vi sopravvivono, almeno gli individui piu' adatti. Ma non preferiresti essere un leone? Riposare 18 ore al giorno all'ombra? Avere tanto tempo libero da poterti accoppiare 20 volte al giorno? Vale la pena stare perennemente in cerca di ossa da spolpare, di 'segnali', di 'occasioni'? Certo saper leggere un bilancio o anticipare uno sviluppo tecnologico richiede un impegno mentale maggiore del saper tracciare due rette su di un grafico..."
AT: "Ora mi offendo: ci sono migliaia di libri sull'argomento, scuole, universita' che si occupano di questo. Migliaia di appassionati, di studiosi, e una solida base teorica di studio del comportamento umano: e' tutto inutile per te?"
IS: "Se me lo chiedi cosi' a muso duro, ti rispondo di si': l'esplosione dell'informatica, che ha nello stesso tempo messo a disposizione tutti i dati sulle contrattazioni e reso facili i calcoli complessi, ha anche generato questa febbre per i grafici e gli 'indicatori': molte teorie e tecniche di trading sono nate solo perche' c'era questa enorme mole di dati e sembrava proprio un peccato non utilizzarla... Ti ripeto che non e' una questione di utilita' del vostro ruolo, che non e' in discussione, ma di stile di vita. Come dicevamo l'AT osserva la reazione del mercato alle notizie: e' come se io andassi allo stadio e poi cercassi di capire come va la partita seguendo esclusivamente le reazioni della folla, senza guardare il campo. Mi sentirei un po' stupido: ma come, ho pagato il biglietto, ho le capacita' di vedere e valutare il gioco, e mi devo affidare a cio' che gli altri sentono o pensano? Grazie no: la partita me la guardo io, e che gli altri facciano un po' come gli pare. Io mi sento abbastanza sicuro dei miei mezzi da investire senza il consenso della maggioranza. La mia impressione e' che gli analisti tecnici manchino proprio di sicurezza, di autostima. Osserva la vostra terminologia: avete sempre bisogno di 'segnali', di 'conferme', di 'supporti'. Uno psicanalista ci andrebbe a nozze..."
AT: "Ora mi stai offendendo sul serio. Ci prendi per dei mentecatti allora? Capaci solo di andare dove va l'onda? Pensi che non siamo in grado di avere una opinione personale? Se fosse come dici tu allora seguiremmo tutti gli stessi segnali, mentre in realta' le nostre strategie differiscono enormemente."
IS: "Nei dettagli si', ma nelle linee generali fate tutti la stessa cosa: cercate LA TENDENZA. E facendo cosi' finite per crearla, come ti ho detto! Cercate il gregge (o forse il branco, come le iene), dove vi sentite a casa vostra. Perdonami, ma investire e' un'altra cosa. E poi non abbiamo ancora parlato degli altri vostri assunti fondamentali: che il mercato sconti in modo efficiente tutte le notizie, e che i comportamenti umani si ripetono. Ti dimostro che sono due ipotesi che si contraddicono."
AT: "Mi faro' due risate allora, visto che nessuno ci e' ancora riuscito!"
IS: "Seguimi: prendiamo un titolo poco conosciuto. Chi e' che lo segue e ci investe? Probabilmente qualcuno tra parenti e amici di chi lavora in quella societa', qualche professionista dei Fondi e basta. Le notizie sono scarse: ogni tanto gira qualche voce, altri investitori si avvicinano, poi si allontanano. I day-trader lo ignorano. Ora immagina la stessa societa' dieci anni dopo. E' cresciuta di cento volte. E' una star della Borsa, tutto cio' che la riguarda e' pubblicato e seguito da milioni di persone. Vorresti farmi credere che la diffusione, la dispersione delle informazioni e' la stessa di dieci anni prima? Che i comportamenti del 'mercato' (e uso le virgolette a ragion veduta) siano gli stessi di dieci anni prima? Ma se e' proprio il 'mercato' a essere radicalmente diverso! Quello che chiami 'mercato' e', nel caso di una piccola societa', solo una congrega di carbonari, qualche decina di persone. Quello che chiami 'mercato' dieci anni dopo e' quasi l'intera comunita' mondiale di investitori. E' fin troppo evidente che i comportamenti di questi due insiemi saranno assai diversi: per cultura, dimensioni, disponibilita' economiche e soprattutto per quella benedetta dispersione delle informazioni, che solo nel secondo caso e' realmente efficiente, pur se con altri limiti."
AT: "Ma infatti i nostri metodi prevedono che al di sotto di certi volumi di contrattazione le previsioni non siano da considerarsi attendibili."
IS: "E vorrei vedere: ma il punto non e' questo! E' che tra la piccolissima societa', seguita solo da pochi professionisti e la blue-chip da 100.000 miliardi di valore che conoscono anche all'estero ci sono infiniti gradini, e che su ognuno di essi c'e' un titolo, ognuno dei quali ha un 'mercato' diverso, formato dalle persone che in quel preciso momento lo seguono con interesse, a prescindere dal fatto che l'abbiano o meno in portafoglio. Giusto?"
AT: "Fin qui va bene."
IS: "Ma sostenere che il 'mercato' si ripete nei comportamenti e' come sostenere che gli investitori professionisti che formano il 'mercato' della piccola societa' reagiscono alle notizie proprio come il gregge (il famoso parco buoi) che compra la blue-chip perche' lo ha sentito dal salumiere. In sostanza affermate che gli investitori 'professionali' non saranno mai in grado di fare meglio del dilettante. Questa e' la conclusione logica delle vostre premesse."
AT: "Infatti secondo noi in un mercato perfettamente efficiente nessuno e' in grado di battere a lungo l'indice di Borsa, e nessuno e' in grado di battere a lungo un elenco di titoli preso assolutamente a caso. Percio' l'unico modo di guadagnare e' individuare le tendenze e cavalcarle."
IS: "Voi quindi non pensate che l'esperienza possa insegnare alcunche': gli investitori 'professionali' e la famosa casalinga di Voghera pari sono."
AT: "Esatto."
IS: "Voi insomma volete investitori razionali fino al punto che il mercato sconti in modo efficiente le notizie, ma non abbastanza razionali da imparare dall'esperienza. Solo in queste condizioni il vostro sistema ha probabilita' di funzionare. Ma non vi pare che siano condizioni troppo stringenti, o come dicevo addirittura contradditorie, perche' si possano verificare nel mondo reale?"
AT: "No: come ho gia' detto, siamo tutti in parte razionali e in parte no, e non per questo la specie umana non si e' evoluta: noi sfruttiamo la parte irrazionale dell'umanita' in modo assolutamente razionale."
IS: "Io invece preferisco sfruttare la mia parte razionale fregandomene di quale parte usino gli altri (e tralascio le facili battute): non pensi che mi trovi in una posizione migliore della tua?"