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Il bambino di gesso
In un paese qua vicino, proprio lì dove finisce l’arcobaleno, viveva una mamma con il suo bambino. Che cosa c’è di strano? Nulla, se non fosse che quel bimbo non era fatto di ossa e di ciccia come noi, ma tutto di candido gesso. Tutto, tutto, tranne gli occhi e la bocca. Come sia successo non ve lo so spiegare, quello che so è che questo bambino si divertiva un sacco a fare disegni per terra e scritte sui muri. Per farlo assomigliare di più agli altri bambini la sua mamma, con un pennarello gli aveva dipinto i capelli, poi gli aveva fatto fare dei comodi vestiti e un paio di morbidi mocassini. Il nostro bambino però era un birichino e si toglieva sempre le scarpe perché amava molto camminare scalzo, di certo non gli facevano male i piedi come a noi, neanche camminando sui sassi. Quando la mamma lo cercava non aveva da fare altro che seguire le tracce, di sicuro presto l’avrebbe trovato. Prima telefonava a qualche negoziante per chiedere se l’avessero visto: “È passato di lì oggi Gessetto?” chiedeva al lattaio, e lui: “un momento che guardo, no, qui c’è solo la scritta di ieri”. Allora provava di nuovo: “Buon giorno signor macellaio, ha visto il mio piccolo Gessetto?” “Sì, ho visto ora un nuovo disegno vicino allo zerbino davanti al negozio e non è stato ancora calpestato.” “Grazie, verrò a cercarlo da quelle parti”.
A questo punto penserete che quella mamma era molto apprensiva e non si fidava del suo bambino, oppure che Gessetto fosse un po’ discolo e non volesse mai tornare a casa. In realtà mentre camminava, e lasciava l’erma dei suoi piedi , e scriveva, e disegnava, gli succedeva una cosa che accade anche ai nostri normali gessi: si consumava e la mamma lo ritrovava su qualche panchina ad aspettarla con una mano consumata o con una gamba sola. La mamma lo riportava a casa e gli faceva bere un litro di latte e come per incanto ogni volta tutto gli ricresceva. Un giorno Gessetto si stancò di fare le solite cose e decise di venire a BOLOGNA per mandare un messaggio al mondo e partì. “La vita è una cosa meravigliosa e preziosa, è una ricchezza infinita.
Quando ti alzi al mattino sorridi alla tua sposa. Al sole fai l’inchino sarà una giornata radiosa. Se sei un bambino divertiti a iosa ma non essere birichino e riordina ogni cosa. Se non hai nulla per fare festa basta un po’ di fantasia, inventa una nuova minestra e ritorna l’allegria. L’oca starnazza il cavallo nitrisce sono arrivato in piazza ma la storia non finisce”.
E sì, era proprio arrivato in Piazza Maggiore. La storia che aveva scritto era molto più lunga ma vuoi sapete come sono gli adulti: quando camminano guardano sempre il cielo, le vetrine, il semaforo… e nessuno si era accorto di camminare sul messaggio di Gessetto e così quando sono arrivata io il messaggio era già stato in gran parte cancellato. Ora però dovete sapere che i bambini, i quali, quando camminano, guardano sempre dove mettono i piedi si erano accorti di quelle scritte e dei meravigliosi disegni ed avevano cominciato a seguirli. Erano proprio in tanti intorno a Gessetto in Piazza Maggiore, o meglio intorno a quello che ne era rimasto, cioè la sua testa perché il resto si era consumato strada facendo.
“Sono finito ma felice” diceva ai bambini che lo circondavano “ho fatto ciò che desideravo”. Un bambino disse: “Senti, ho qui la mia merenda, una focaccina, facciamo a mezzo?” Come l’ebbe mangiata un collo marrone si formò sotto quel bianco viso, allora un altro si fece coraggio: “Io ho degli spinaci che ho nascosto in tasca a pranzo, te li do volentieri.” E così la spalla e il braccio destro spuntarono più velocemente che mai. “Vuoi le mie fragoline?” Ed ecco l’altra spalla e il relativo braccio più rossi che mai. Uno dietro l’altro ogni bambino gli diede qualcosa si suo e si ritrovò sempre di gesso, ma di tanti colori, anche i capelli gli erano cresciuti di tanti colori, ed aveva tanti amici. Decise di fare dei disegni nelle vie della città, disegnava i prati, i fiori, le colline e il fiume che vedeva della sua casetta e li descriveva ai bambini che lo ascoltavano affascinati e dividevano con lui la loro merenda.


Inviata da: Chiara
Età: 14 Anni



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