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Tom e la strega
C'era una volta, circa 300 anni fa una strega di nome Lincea. Essa era stata scacciata dal regno dove era nata (perché faceva guai con i suoi sortilegi). Viveva ormai da qualche anno al centro del Bosco Nero.
Un giorno mentre era nel bosco a raccogliere qualche ragnetto per una delle sue solite pozioni, sentì un pianto di bambino. Ridacchiando pensò: "Bene! Un bambino mi può essere utile!" e si mise a cercarlo seguendo il suono del suo pianto. Dopo qualche minuto lo trovò. Era un bambino di circa un mese, con le guance rosa e gli occhi verdi: "Com'è brutto! Forse col tempo migliorerà", pensò la strega, poi lo prese e lo portò a casa.
Sicuramente penserete che il bambino verrà usato dalla strega Lincea per una delle sue magie, invece non fù così.
Lincea lo allevò dandogli da bere latte di capra. Al bambino venne dato il nome di Tom. Appena Tom ebbe compiuto 5 anni, Lincea cominciò a farlo lavorare e con il lavoro cominciarono anche i primi ceffoni, che Lincea gli dava quando combinava un guaio o quando era pigro. Quando Tom ebbe 13 anni, la strega  cominciò ad essere più dura con lui.
Un giorno Tom chiese a Lincea: "Posso andare a giocare di fuori?".
"No!!! Devi andare a raccogliere le radici per la cena e se fai storie ti picchio", rispose bruscamente Lincea.
Il ragazzo allora prese il cestello di paglia che era sopra il tavolo e uscendo di casa, per la rabbia, chiuse bruscamente la porta facendo cadere un vaso che, si ruppe in 1.000 pezzi.
"Mannaggia a quella, non mi lascia mai in pace. Me la pagherà!". Pensava Tom mentre camminava.
Quando tornò a casa Tom trovò la strega, che lo aspettava davanti alla porta, con le braccia conserte. Urlando a squarciagola gli disse: "Hai visto cosa hai fatto? Hai rotto il mio bellissimo vaso, ora ti sculaccerò fino a non permetterti più di sederti!" e prima che il ragazzo avesse il tempo di scappare, si trovò capovolto sulle ginocchia della strega.
Dopo circa un quarto d'ora, il ragazzo salì in camera sua pensando: "Sono stanco di essere picchiato, ora basta, stanotte scapperò!".
Detto fatto, la  notte, Tom prese un tocco di pane e una borraccia d'acqua, poi in punta di piedi uscì di casa, mentre la strega dormiva. Appena fuori, si mise a correre per il bosco, fece un bel tratto di strada e quando fu stanco, si appoggiò ad un albero e lentamente si sdraiò. Ad un certo punto Tom sentì una voce che gli disse: "Cosa fai? "
" Chi ha parlato?" chiese sospettoso il ragazzo. "Guarda dietro di te", Tom si girò e davanti a lui si presentò un ometto, piccolo quanto una mano, vestito di verde.
Tom disse con stupore: "E tu cosa sei?".
L'ometto disse: "Io sono un folletto e mi chiamo Gully, tu invece come ti chiami?", "Io mi chiamo Tom".
"Ciao Tom, mi puoi spiegare cosa fai qui tutto solo?".
Il ragazzo spiegò a Gully tutta la storia e alla fine il folletto disse: "Sai Tom ti voglio aiutare. Ho già sentito parlare di quella stregaccia e perciò conosco i guai che ha fatto con i suoi malefici".
Detto questo Gully tirò fuori dalla sua piccola tasca una piuma colorata di blu con tanti puntini colorati: "Cos'è questa?", disse con stupore Tom.
"Questa è una piuma magica, puoi esprimere 3 desideri, non di più", rispose l'ometto.
Ora si è fatto tardi, devo andare, ciao Tom, spero di rivederti", detto questo Gully andò via. A questo punto, anche Tom si rimise in cammino. Ben presto arrivò ai confini del bosco, dove si trovava un grande lago . Tom pensò che non era il caso di sprecare un desiderio, tanto, ormai era giorno e si vedeva bene, per attraversare il lago usò un grande tronco, che galleggiava sull'acqua. Giunto sull'altra sponda, riprese il suo cammino e ad un certo punto, sentì una forte risata alle sue spalle, si girò e davanti a lui si presentò un uomo alto quattro metri, che lo afferrò e guardandolo bene con i suoi grandi occhi disse: "Che bello si mangia", il ragazzo di corsa prese la piuma e disse:
"Voglio che il gigante diventi una formica".
All'istante Tom si trovò sdraiato a terra e accanto a lui c'era una formica che scappava a zampe levate. Tom si alzò in piedi e riprese il suo cammino. Dopo mezz'ora giunse davanti ad una statua bellissima e si fermò ad ammirarla.
Ad un certo punto Tom sentì una voce che ridacchiava, in quel momento la statua si tramutò in Lincea. Il ragazzo indietreggiò impaurito.
La strega  disse: "Bene, bene, ora ti darò una punizione così brutta, che non avrai più il coraggio di scappare di casa".
Tom di scatto prese la piuma e disse: "Voglio che Lincea sparisca dalla faccia della terra". Lentamente la strega cominciò a svanire nel nulla. "Tom non mi farai una cosa del genere, vero?", disse la strega. "Perché no? In qualche modo dovrò fartela pagare!", ribatté Tom.
La strega spaventata replicò: "Ti prego, ti giuro che ti lascerò giocare".
Improvvisamente Tom provò pena per lei e disse: "Mi è venuta un'idea, ti lascierò vivere, ma senza i tuoi poteri".
"No!! Tom, ti prego i miei poteri no!".
"Bene! allora ciao"
"No! Allora toglimi i miei poteri, ma lasciami vivere".
Tom prese la piuma ed espresse il suo ultimo desiderio: "Voglio che Lincea viva, ma senza i suoi poteri". Lincea lentamente riapparve, ma dovette vivere senza i suoi poteri.
Dopo un anno, la strega  non riuscendo a vivere senza i suoi poteri morì.  Invece Tom trovò una nuova famiglia con due bravi genitori e visse felice e contento.

di Alessia Albani


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